Giovanni Marradi: Un poeta classico – minore

Scritto il 20 gennaio 2012 da Redazione

Giovanni Marradi nasce a Livorno il 21 settembre 1852. Nel 1864 viene iscritto alle Scuole Tecniche per passare poi  all’Istituto Tecnico perché il padre vuole farne un commerciante come lui. Dopo il diploma, però, il giovane Marradi
si ritira dalle scuole e s’immerge nella lettura di libri di ogni genere, in particolare di poesie, teatro, storia letteraria
e civile. Si appassiona al teatro, tanto che lascia la scrivania e i libri solo per recarsi a vedere spettacoli teatrali. Così i suoi primi progetti (mai realizzati) sono bozzetti drammatici in versi.

Ha notorietà per il suo “Rapsodie garibaldine”

Fra il 1866 e il 1870 scrive alcune liriche patriottiche. Quando ha due anni abbandonato la scuola, viene indotto a riprenderla da un letterato, Giovanni Procacci, che legge una di quelle liriche. Nel 1872 inizia a collaborare con sue poesie al periodico livornese “Il Mare”. Tali poesie, firmate con lo pseudonimo di G.M. Labronico, nel 1879 confluiscono nel primo libro “Canzoni moderne”. Con tanta buona volontà prende la licenza liceale. S’iscrive alla facoltà di Lettere dell’Università di Pisa. Poi passa a quella di Firenze, dove si laurea. A Firenze conosce Severino Ferrari: con lui fonda il periodico “I nuovi Goliardi”. Comincia ad avere incarichi presso alcune scuole. Finalmente nel 1884 viene nominato professore di lettere italiane nei licei.

      

Nel 1894 riceve la nomina a Provveditore agli Studi a Livorno. Altri suoi libri di poesie: “Fantasie marine”, 1881; “Ricordi lirici”, 1884; “Nuovi canti”, 1891; “Ballate moderne”, 1895; “Rapsodie garibaldine”, 1899. Vi è da dire, però, che queste rapsodie vengono pubblicate qualche anno prima in un fascicolo della “Rivista d’Italia”. Nel 1902 il libro “Poesie” raccoglie tutto il pubblicato fino a quel momento. Giovanni Marradi muore a Livorno nel 1922. L’anno seguente viene pubblicata l’edizione definitiva delle sue “Poesie”. Giovanni Marradi utilizza diversi modelli poetici (sonetti, ballate,
canzoni, canti, etc.) perché (come dice nella prefazione a “Nuovi canti”) “…l’artista in genere non può chiudersi in
una forma unica e fissa, senza correre il rischio di riuscire monotono e, a lungo andare, imitatore di se stesso”. Il
Marradi è interamente calato nell’atmosfera ottocentesca. Ricevendo, tra l’altro, incoraggiamenti per la sua opera da
maestri dell’importanza di Giosuè Carducci, Enrico Panzacchi, Ferdinando Martini, Enrico Nencioni, la sua scrittura cerca di farsi sostenuta dal punto di vista stilistico. Insomma fa di tutto per apparire un classico, anche se alla fine rimane un minore. Noi, comunque, preferiamo il Marradi delle brevi composizioni cantabili, dove parole appropriate e rime efficaci producono una gradevole musicalità.

     

Avendo respirato anche l’aria risorgimentale, non può mancare il contributo di Marradi alla celebrazione dell’epopea garibaldina. Le sue “Rasodie garibaldine”, che non si sottraggono alla imperante retorica dell’epoca, hanno successo e vengono diffuse in tutte le scuole del regno. Oggi, ovviamente, si leggono con qualche riserva, ma rimangono il documento poetico di un testimone dei primi concitati momenti dell’unità d’Italia. Ad ogni modo Giovanni Marradi non rimane nella storia della letteratura italiana per queste rapsodie, ma per le tante sue liriche che dipingono con grazia gli spettacoli della natura e tratteggiano caratteri umani, analizzati nel  contesto di una civiltà contadina che vive nell’incanto di straordinarie bellezze naturali.

Non dimentichiamo, però, che i braccianti e gli operai conducono una vita di stenti. Unica consolazione rimane l’illusione amorosa della gioventù, oltre a qualche pausa di vita serena offerta dalla famiglia..

articolo di Antonino Russo

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1 Comments For This Post

  1. anna Says:

    Palermo è come una bellissima donna Violentata, continuamente Maltrattata.Sicula Palermo,formosa ,con le tue montagne che d’estate ti infiammano,Solare ma bruci dentro di RABBIA, Splendente e azzurra come il tuo mare. La guerra tante ferite ti ha lasciato, nessuno dei tuoi ominicchi li ha curate.Le tue culture vogliono annientare, tu Palermo alza la testa e fatti RISPETTARE.L’aquila del malaffare è sempre in agguato pronta a sopraffarti. Arriva un sindaco e ti vorrebbe cambiare, ti rimette il vestito nuovo, tinge i tuoi capelli bianchi per poi trascurarti lasciandoti sporca , scolorita e lacerata, adesso sei vecchia è stanca…ma i giovani Onesti è forti non vogliono abbandonarti, lottano per risanare le ferite del tuo corpo, Curarti, Rispettarti,Amarti per L’ ETERNITA’. Anna Conti

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