Chissà perchè, a Bagheria, il nuovo sindaco fa sempre rimpiangere quello precedente.
l giro di boa dei sei mesi di amministrazione Lo Meo qualcosa, con una certa sicurezza, possiamo dire: nulla di nuovo sotto il sole, sotto questo sole che ci ha regalato, fino a pochi giorni fa, un autunno mite e speranzoso malgrado tutto. Nulla di nuovo tranne una cosa che, negli ultimi giorni, mi è sembrata scuotere, per la sua inusitata sincerità, la
politica cittadina: la lettera di dimissioni dell’(ex) assessore al Bilancio Fara Pipia. La ‘normalità’ dello scontro politico continua a trascinarsi tra manifesti di denuncia dell’opposizione e poco più – manifesti che, tra l’altro, non hanno nemmeno più il gusto della novità irriverente e suonano tristemente deja vu (anni fa era stata meritoriamente una privata cittadina a far affiggere ai muri l’immagine di ciò che di solito dobbiamo scansare sui marciapiedi); il sindaco, da parte sua, sta facendo di tutto per poter dire che a natale, almeno a natale, molti cittadini non si sveglino con la consueta piramide di spazzatura sotto la finestra.
In questi giorni è tutto uno spazza e fuggi, anche nelle zone meno nobili e più disagiate della città (via Vanellone del Fonditore,ad esempio). Un po’ troppo poco per i cittadini che si non visti recapitare, come auguri di natale, un raddoppio della TARSU che già da solo è la testimonianza di una povertà di idee e di una volontà politica disarmanti: perché il problema del COINRES è politico, e con la politica deve essere risolto. Un aumento significativo dei costi di un servizio è ammissibile soltanto dinanzi a un miglioramento esponenziale del servizio espletato: questo non è successo. E non succederà, lo sappiamo bene. E allora è lecito chiedersi: cosa è cambiato rispetto a un anno fa, quando sullo scranno più alto di Palazzo Ugdulena sedeva il vituperato Biagio Sciortino?
Un mio caro amico- che certo ha vista più acuta ed esperienza più significativa della mia – in tempi di recente campagna elettorale, mi avvertì: “Se rifletti, ti accorgerai che ormai da un paio di decenni a Bagheriopoli si è instaurata questa legge non scritta: il nuovo sindaco ci fa rimpiangere sempre il precedente”. Non gli ho voluto credere, sebbene notassi che il probabile Sindaco del dopo-Sciortino (per il quale anche io avrei votato) mostrasse, nel suo eloquio pubblico e privato, una tendenza preoccupante ma pittoresca. O forse pittoresca ma preoccupante. Ripetere, con frequenza altissima, il pronome personale ‘Io’. Io, Io, Io. Mi son detto che era un limite non da poco per chi aveva la pretesa di mettersi a capo di una ‘squadra dai piedi buoni’ per cambiare faccia alla città. Mi sarei aspettato un uso più frequente del pronome ‘Noi’. Nonostante ciò, mi è parso che le buone intenzione ci fossero, e soprattutto che ci fossero i ‘piedi buoni’: le tre donne annunciate in giunta mi sembrarono garanzia sufficiente. E, alla fine, ho sottovaluto l’evidenza. Poi, si sa, le cose sono andate come tutti hanno visto. Le donne in Giunta si sfilano una dopo l’altra con regolarità da metronomo ( quanto resisterà Vittoria Casa?), mentre il Sindaco, insospettabilmente doroteo, lavora a cambiare i connotati alla maggioranza con la quale ha vinto le elezioni.
Il mostro COINRES resta lì dove si trova, frutto avvelenato della mala politica: non
sono i Sindaci dei Comuni consorziati i responsabili di questa elefantiasi clientelare? Però…però è arrivata, ventata di salutare onestà intellettuale prima che politica, la lettera di dimissioni dell’assessore Fara Pipia. Il Sindaco ha tentato una autodifesa pubblica che ha fatto subito apparire (almeno alle mie orecchie) datata e inefficace la sua retorica: è inutile invocare il momento buio, erigersi a capitano che non vuole abbandonare il vascello che affonda se poi è il capitano a non sapersi tenere gli elementi migliori del suo equipaggio. Fara Pipia ha parlato chiaro: per Lei, quelli del suo assessorato, sono stati mesi di solitudine, politica e operativa. Leggere la sua lettera mi ha ricordato – se pure senza quella carica tragica – l’Aldo Moro raccontato da Sciascia. “Il Sindaco non ha mai mostrato alcuna forma di interesse per le mie proposte e non ha mai sollecitato alcuno a collaborare con me o a dare seguito alle mie richieste, richieste importanti ed essenziali, a mio avviso, per poter efficacemente svolgere il mio compito di assessore al bilancio e al personale e provare a salvare le finanze del nostro Comune. Così come non ha mai condiviso la mia indignazione davanti a un dirigente che balbetta o a un dipendente che protesta per sottrarsi ad una mansione legittimamente affidatagli”. Quale nave il Sindaco Lo Meo non vuole abbandonare in mezzo alla tempesta? È la stessa nave sulla quale si era imbarcata Fara Pipia? Non sono capace di entrare nel merito del Bilancio comunale, e quindi non sono in grado di valutare la competenza specifica dell’Assessore Pipia. Credo però di essere in grado, come la stragrande maggioranza dei miei concittadini, di leggere tra le righe della sua missiva.
In quella lettera si può misurare – al millimetro – tutta la distanza tra la vecchia e la nuova politica di cui il Paese avrebbe bisogno. Onestà intellettuale, coraggio, moralità di contro a un tirare a campare sempre più improbabile e meno redditizio di prima. In questo senso le parole di Fara ci inchiodano a riflettere sui ‘fondamentali’ del fare politica che, va da sé, sono pre-politici e hanno a che fare con la grana dell’anima della persone. “Uomini non ci si improvvisa, e nella lotta politica italiana ciò che più dolorosamente sorprende è la mancanza dell’uomo. Non dell’uomo grande, di cui non vogliamo nemmeno sentir parlare, ma dell’uomo reale, con il suo modesto, insostituibile corredo di qualità morali”. Sono parole di Don Primo Mazzolari, scritte il 25 settembre 1945. Il fatto che sembrino tuttora attuali, ce la dice lunga sul degrado della pratica politica in Italia. Alla luce di esse mi chiedo: come si può pretendere che arrivino alla politica volti nuovi, fedine penali immacolate, curricula ineccepibili, storie personali encomiabili se poi quello riservato a Fara è il trattamento che la ‘prassi’ (caro, vecchio Marx) inveterata riserva loro? Che cosa significa, sindaco Lo Meo, che Fara Pipia non ha saputo interpretare il proprio ruolo politico? A me sembra che lo abbia interpreato fino in fondo, e con coraggio e coerenza intellettuale. Le dimissioni occorse da settembre a oggi forse ci dicono che il ricambio generazionale e un nuovo modo di fare politica questa città non ha la forza per poterselo permettere. Speriamo soltanto che il Sindaco Lo Meo abbia tratto un nuovo know-how tranquilli lettori: è linguaggio orwelliano e neoassessoriale!) da queste vicende: riuscire – senza salassare la cittadinanza – a fare sparire dalle strade i rifiuti con la stessa velocità con la quale si sbarazza delle donne presenti nella sua giunta di governo.
Allora sì che l’anno prossimo venturo forse sarà più lieve per tutti. Se poi si riuscisse a dire più spesso Noi, Noi, Noi… Auguri di buon Natale e Felice anno nuovo a tutti i lettori de Il Settimanale, a tutti i baàrioti, al Sindaco e, soprattutto, a Fara Pipia.
Maurizio Padovano
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