Ma l’associazione “Quelli di Pittalà” attaccano l’amministrazione. L’edificio confiscato alla mafia, sito in via
Pittalà, angolo via Butera, torna nuovamente sotto la gestione del Comune; il primo piano dell’edificio era stato affidato
temporaneamente all’associazione “Quelli di Pittalà”, composta da numerosi giovani bagheresi che si sono impegnati a ripulire ed effettuare piccole manutenzioni, a loro spese, all’interno dei locali affidati.
L’edificio confiscato alla mafia aveva riaperto i battenti nell’aprile scorso, sotto l’amministrazione Sciortino, con una tre giorni di eventi ed iniziative nell’immobile destinato ad uffici comunali e sede di associazioni. L’ex assessore ai Beni Confiscati, Pietro Pagano, si era impegnato affinché questo edificio diventasse luogo destinato ai giovani, convertendolo in un centro per la promozione sociale; l’immobile, dopo la riapertura è stato sede di convegni a tema sociale, mostre, eventi culturali, tribune politiche. Oggi l’attuale amministrazione intende riprendere il controllo dell’immobile, per continuare a destinarlo a fini sociali, ad associazioni del territorio, ma attraverso un apposito bando. L’associazione “Quelli di Pittalà” all’indomani della fine della convenzione stipulata, reclama il diritto all’utilizzo del bene confiscato, e fa sapere di essere stata protagonista di una scissione dei suoi componenti, anche a seguito della decisione del Comune di riprendersi la gestione del bene confiscato.
Ad attaccare più direttamente l’amministrazione comunale è il presidente dell’associazione “Quelli di Pittalà”, Adalberto Catanzaro che, anche attraverso il social network facebook, esprime la sua amarezza per la decisione assunta dal Comune che di fatto toglie - a suo dire – ai giovani bagheresi l’unico luogo di aggregazione sociale fino ora esistente sul territorio bagherese. Catanzaro accusa l’amministrazione e l’assessore
alle Politiche Sociali, Pippo Ferrante, di voler favorire altre associazioni che hanno richiesto l’utilizzo del bene confiscato; accusa un geometra comunale di avere trattato come delinquenti i componenti dell’associazione allorquando, recandosi nei locali di via Pittalà, pretese la restituzione delle chiavi del locale con una schiera di vigili urbani al seguito; e infine, si scaglia contro gli stessi bagheresi, a suo dire buoni solo a lamentarsi o a mostrarsi protagonisti, ma non facendo nulla di concreto per difendere gli interessi dell’associazione. Adalberto Catanzaro è un fiume in piena, e nel ruolo di “contestatore della classe politica” promette di riorganizzare al più presto l’associazione, per presentare un plico di denunce e rivelare presunti misfatti di amministratori politici. L’associazione intanto ha chiuso un accordo con il Comune di Teramo, in base al quale l’Ente si impegnerebbe a costituire un centro creativo giovanile, su modello“Quelli di Pittalà”, sostenendo tutte le spese. Al contempo, il Presidente di “Quelli di Pittalà”fa sapere che le attività dell’associazione sono temporaneamente sospese; dal nuovo anno l’associazione si trasferirà a Villa Casaurro e nel frattempo manterrà i contatti con i giovani bagheresi attraverso internet.
Alla dura presa di posizione dell’associazione Pittalà non è ancora giunta una replica da parte dell’assessore Pippo Ferrante che, dal canto nostro, contatteremo per capire in che modo l’amministrazione comunale intende interagire con i giovani e con le associazioni del territorio.
Viviana Lamesta
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