«Sensali di che?» «Di tutto: terreni, case, vini, auto usate e anche matrimoni». «E lei è in grado di badare a tutti questi settori? » «Si può informare, in paese mi conoscono e in parecchi hanno usufruito della mia professionalità. Quando vogliono concludere affari si rivolgono a me, anche per consigli e stime. Sono tanti quelli che hanno investito e guadagnato. Io ho un terzo occhio per gli affari. Capisco la sua meraviglia, lei viene da una città con tradizioni differenti… Questo è un paese marinaro, e che ci sia qualcuno che combina matrimoni è necessario. Tanti giovani, imbarcati per settimane e settimane, hanno difficoltà a fare conoscenze. Io sono quasi analfabeta, ma nel mio mestie re non m’insegna niente nessuno. Anche i notai mi chiedono consigli… Conosco tutte le leggi e come aggirarle, perché in Italia la legalità è un labirinto e se la vuoi rispettare ti ci perdi dentro. Il mio è un mestiere molto difficile, si cammi na sempre come sopra le bombe…
Lei non può immaginare le difficoltà che s’incon trano quando si deve chiudere un atto. Di imbrogli se ne trovano a non finire e per un nonnulla scattano i pentimenti. A mandare all’aria l’affare basta una pic cola cosa, uno sguardo, una mezza parola e tutto il lavoro di mesi, cucito con pazienza e astuzia. va a farsi friggere. Spesso i proprietari dell’immobile o del terreno sono tanti e in guerra tra loro, e occorre armarsi di santità per metterli d’accordo. Poi ci sono gli invidiosi che mettono in giro maldicenze per sviare i clienti. Oltre ai concorrenti che promettono affari favolosi e ti rubano i com pratori. E spesso ci si mette di mezzo pure il tempo a guastare la partita: mai mostrare case o terreni se c’è brutto tempo, perché tutto appare scialbo e misero. Invece, con il sole, tutto splende, e infatti la primavera e l’estate sono le miglio ri stagioni per gli affari. In quanto ai matrimoni, è il lavoro più delicato e difficile, specialmente ai nostri tempi, ed è anche pericoloso.
I matrimoni si sfasciano per un niente, e se c’è di mezzo qualcuno, ti maledicono in eterno. Adesso torniamo a lei: ho sapu to, da mio figlio, che lei cerca un piccolo appartamento per studio e abitazione. Mi dia un paio di giorni, vedrà che le troverò quello che le serve. ho saputo che lei è pittore, chissà che non possa occuparmi anche della vendita dei suoi quadri.., io conosco tutti e anche le loro tasche. In quanto a mio figlio Luigi, lo deve scusare, è fatto così… è la mia croce… mi faccio il fegato a pezzi… per lui il lavoro è veleno. Si trastulla e sogna che gli danno il posto al Comune.
Ha venticinque anni e fa il mantenuto». Di colpo nel locale si fece buio: la mezza anta fu ostruita da una enorme sagoma. «Luigino», gridò il poeta, Presidente del circolo di cultura, «accomodati, ti presento il mio amico. Insegna nella nostra città. Adesso che è qui ci darà una mano.» Luigino fece qualche passo e finalmente il locale si illuminò, poi mi porse la mano molliccia e sudata.
A quel punto potei vedere il volto di Luigino: sembrava quello di un dodicenne paffuto, con guance rosse e labbra sottilissime. Il tutto in forte contrasto con il corpo robusto, alto quasi due metri. Indossava una canottiera da atleta e calzoni corti da dove fuoriuscivano due ginocchi che sembravano due grossi cocomeri. Ma quello che più mi colpì fu la sua voce in falsetto.
«Luigino è il mio braccio destro, non saprei come mandare avanti questo circolo, a parte che, come vedi, ci hanno tagliato la luce. Oggi soci volen terosi ce ne sono pochi, ma Luigino ne vale cento. Durante le campagne eletto rali si fa in quattro: distribuisce volantini, attacca manifesti, si occupa di monta re il palco e tante altre cose. Se verrò eletto alle
comunali, mi batterò per farlo assumere al Comune. «Luigino, ascolta, adesso questo amico abita in albergo, è in cerca di un piccolo appartamento, ma non troppo costoso».
Non c’è problema, ne parlerò con mio padre.» Incuriosito, chiesi di cosa si occupasse il padre. «Mio padre fa il sensale di auto usate.» «Scusate, e che c’entra con l’affitto di case?» «C’entra, c’entra», rispose il Presidente, «qua i sensali si occupano di tutto, e se ti interessa una fidanzata, si occupano anche di questo.» E terminò la frase strizzando l’occhio. L’indomani decisi di fare una lunga passeggiata: ero desideroso di visitare la città, il suo balcone che si affaccia sul mare siculo africano e le famose opere architettoniche del centro storico. I segni della dominazione araba sono resi ancora più vivi dalla presenza di una comunità magrebina che si stima di oltre cinquemila persone.
La città mi diede la sensazione di non sentirmi straniero. E ciò mi caricò di euforica allegria.
Parcheggiai la macchina in piazza Mokarta, nome di un Generale arabo che nel 1075 pose d’assedio la città. Seduto ai
tavoli del bar, notai Luigino seduto con le gambe divaricate, intento a leccare un cono. Quando mi scorse, mi venne incontro e volle per forza offrirmi un gelato. «Sai, ieri sera ho parlato con mio padre per l’appartamento. Ti vuole incon trare per sentire quali sono le tue esigenze perché ha tante cose per le mani… Adesso hai un po’ di tempo? Mi potresti
accompagnare con la macchina, devo ritirare l’assicurazione e l’agenzia si trova in periferia.»
«Volentieri», e ci avviammo per via Liguria. Luigino era costretto a tenere la testa abbassata, la macchina non era stata pro gettata per la sua mole. Di tanto in tanto lo guardavo, come a chiedere «ma ancora dobbiamo viaggiare?», e Luigino faceva segno con la mano, poi usciti dal paese, mi disse di svoltare a sinistra ed entrammo in una stradina dal fondo sterrato. Percorremmo circa duecento metri ed entrammo in un baglio dove al centro c’era un grande gelso. Mi pregò di attendere qualche minuto, infatti lo vidi ritornare subito. Aprì lo sportello ma non salì: mi chiese se gli potevo prestare diecimila lire che i soldi non gli bastavano. «Domani te li renderò.»
Gli diedi i soldi e si avviò di nuovo, ma passati una ventina di minuti comin ciai ad annoiarmi. Scesi dalla macchina e nel frattempo arrivò un gruppetto di ragazzini con le biciclette. Quando mi videro scoppiarono in fragorose risate. Non capii il perché e guardai se avevo qualcosa fuori posto. Niente! Mi accorsi che l’albero era carico di gelsi neri: con precauzione ne raccolsi alcu ni, cercando di non schiacciarli. Erano di sapore intenso come mai ne avevo mangia ti: il succo era rosso carminio tanto da sembrare sangue.La voce di Luigino mi fece sobbalzare: «Mi devi scusare se ti ho fatto aspettare ma c’era un problema con la polizza.»Durante il ritorno non spiccicò una parola. Pensai che si sentisse in colpa per avermi fatto aspettare così a lungo.
In piazza ci salutammo: «Ci vediamo domani al circolo.» L’indomani chiesi al poeta-presidente se il ragazzo si fosse visto. «Luigino? Si, è stato qua fino a pochi minuti fa. Mi ha detto che andava a prendersi il solito gelato.» Quando gli raccontai che il pomeriggio precedente l’avevo accompagnato dall’assicuratore, mi guardò stupito e incredulo:
«Quale assicuratore? Luigino non ha la macchina e neanche la patente.» Poi il suo volto cambiò espressione: «Ma, per caso, siete stati nel baglio?» «Si. Perché?» Scoppiò a ridere come un matto; le lacrime gli colavano dalle guance: «Ma quale assicuratore…! Lì ci sta Rosalia, una delle sue amiche…».
Maestro Carlo Puleo
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